La vera identità della Gioconda


L’opera rappresenta tradizionalmente Lisa Gherardini, cioè Monna Lisa moglie di Francesco del Giocondo (quindi la “Gioconda”), questa identificazione la dobbiamo allo storico dell’arte Giorgio Vasari, che ne scrive:

La Gioconda (1503-1506), Museo del Louvre, Parigi

“Prese Lionardo a fare per Francesco del Giocondo il ritratto di Monna Lisa sua moglie; et quattro anni penatovi lo lasciò imperfetto la quale opera oggi è appresso il re Francesco di Francia in Fontanbleo… Et in questo di Leonardo vi era un ghigno tanto piacevole che era cosa più divina che umana a vederlo, Et era tenuta cosa maravigliosa, per non essere il vivo altrimenti.”

(Giorgio Vasari, Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori e architettori, 1550)

Ma tra le teorie su chi fosse questa misteriosa donna, c’è ne una che illustra la probabile identificazione con Pacifica Brandani. Figlia illegittima del nobile Giovanni Antonio Brandani e dama di corte a Urbino, passata alla storia per aver dato alla luce nel 1511, Ippolito de’ Medici, figlio illegittimo poi successivamente riconosciuto di Giuliano de’ Medici duca di Nemours (Fratello di Papa Leone X), che fu il suo unico discendente e che poi divenne successivamente cardinale. Il piccolo Ippolito era ben voluto a corte, a tal punto che il Papa mette a libro paga ben tre servitori solo per lui e lo fa ritrarre da Raffaello nella Stanza dell’incendio di Borgo.

In questa immagine notiamo una forte somiglianza con la Gioconda.

Carlo Pedretti, uno tra i maggiori esperti su Leonardo. Afferma che il duca abbia commissionato a Leonardo da Vinci nell’Aprile 1515, un dipinto in ricordo dell’amante morta di parto e che “la Brandana da Urbino” sia raffigurata nel celebre quadro della Gioconda.

L’ipotesi di Carlo Pedretti, spiega il sottile velo di seta nera che porta sul capo, caratteristico delle partorienti dell’epoca.

Questa storia è raccontata da Roberto Zapperi nel suo saggio Monna Lisa addio.

Giuliano de’ Medici morì nel 1516 prima di poter ritirare il dipinto e Leonardo, non avendo portato a compimento l’opera, la portò con sé in Francia, donandola poi al proprio discepolo prediletto, Gian Giacomo Caprotti, detto il Salai, che la vendette a peso d’oro al re di Francia Francesco I, figlio di Luisa di Savoia, il quale aveva molta ammirazione per Leonardo.

Quindi si pensa che il vero quadro francese della Gioconda potrebbe essere un altro.

Chissà forse un giorno scopriremo la “vera” Gioconda e il quadro esposto al Louvre lo chiameremo la Monna Pacifica, e non Monna Lisa.

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