Perché si dice “chiedere la mano”?


Abbiamo sentito spesso l’espressione “chiedere la mano”. Interpretandola come un’elegante metafora, con il futuro genero che chiede al futuro suocero di poter prendere per mano la figlia nel cammino della vita.

In realtà il significato è un altro. La manus per un romano era la potestà della figlia, che così passava dal padre al marito.

In effetti, i matrimoni romani potevano esse di due tipi: quelli cum manu e quelli sine manu.

Nel primo caso, lo sposo acquisiva l’intera potestà sulla moglie. Nel secondo invece la moglie rimaneva ancora sotto il potere del padre e questo limitava molto il marito in alcune circostanze, non solo di eredità, ma anche, per esempio, nei tradimenti.

Se lo sposo, tornando a casa, coglieva la moglie a letto con un amante, nel primo caso aveva il diritto di ucciderla, in una sorta di delitto d’onore. Se invece il loro era stato un matrimonio sine manu, allora non aveva il diritto di toccarla, perché lei essendo ancora sotto la potestà del suocero: sarebbe stato poi lui a decidere cosa fare.

Detto questo, ovviamente, si capisce quanto la donna venisse considerata un “oggetto vivente”, una creatura per natura irresponsabile da tenere continuamente sotto tutela, fulcro di uno scambio tra due famiglie.

Nel corso della civiltà romana il matrimonio è cambiato molto: agli inizi era strettamente cum manu, per poi gradualmente passare a quello sine manu, detto anche “matrimonio libero”.