Mitridatismo: Storia ed origine del termine


Il Mitridatismo è la pratica di proteggere se stessi dall’avvelenamento, somministrandosi piccole dosi di veleno. La parola deriva da Mitridate VI, re del Ponto, che per paura di essere avvelenato, si somministrò regolarmente piccole dosi di veleno, sviluppando un immunità da esso.

Storia

Quando Mitridate V era stato ucciso per avvelenamento, si dice per ordine della moglie. Lei cominciò a regnare sul Ponto, come reggente finché uno dei figli maschi non avesse raggiunto l’età. Mitridate VI  sapendo che era in competizione con il fratello per il trono e che la madre non era a favore suo. In gioventù cominciò a sospettare che la madre stesse tramando contro di lui, supponendo anche legami con la morte del padre. Cominciò a sentire dolore allo stomaco dopo aver mangiato e immaginò che la madre ogni giorno aggiungesse del veleno al cibo per ucciderlo lentamente. Cominciò quindi ad ingerire una piccola quantità di veleni ogni giorno fino a rendersi immune a tutti i veleni allora conosciuti.

Dopo la morte di Mitridate, molti medici romani hanno affermato di aver posseduto e migliorato la formula utilizzata. Come molte pratiche mediche dell’epoca, anche quella di Mitridate aveva una componente religiosa, infatti la cerimonia era sempre supervisionata dagli Agari, un gruppo di sciamani Sciiti.

Si dice che il mistico russo Rasputin si sia salvato ad alcuni avvelenamenti grazie al mitridatismo, ma ciò non è stato provato.

Anche l’epica indiana parla di questa pratica. Si dice che durante il regno di Chandragupta Maurya (320–298 ac) esisteva l’usanza di scegliere bellissime ragazze e somministrar loro piccole dosi di veleno rendendole insensibili ad esso. Venivano chiamate Vishakanya (visha = veleno, kanya = fanciulla). Si diceva che andare a letto con una vishakanya portasse alla morte, ed erano, di conseguenza, utilizzate per uccidere i propri nemici.

Nella pratica

È importante sottolineare che il mitridatismo non funziona con tutti i veleni, perché l’immunità generalmente è possibile, solo con veleni biologicamente complessi a cui il sistema immunitario può rispondere, ma la sua efficacia dipende anche dal tipo di tossina. Inoltre questa pratica può portare all’accumulo di sostanze tossiche nell’organismo. Ciò dipende da come ogni composto è processato e metabolizzato nel nostro organismo.

In alcuni casi, è possibile aumentare la tolleranza contro specifici veleni non biologici. Ciò comporta il condizionamento del fegato a produrre più dei particolari enzimi che metabolizzano questi veleni (ad esempio l’alcol). Tuttavia, questo metodo (tolleranza metabolica) non è molto affidabile in quanto troppo generico causa l’accumulo del composto di tossicità ridotto, che il veleno originale è stato metabolizzato in, danneggiando lentamente il fegato. Con l’alcol questo in genere porta a condizioni come la steatosi epatica alcolica.

Questi metodi non funzionano per tutti i veleni non biologici. Per esempio l’esposizione a piccole quantità di certe sostanze come l’acido fluoridrico e i metalli pesanti ha effetti quasi nulli e quindi non può essere utilizzata a questo scopo. Tranne alcune eccezioni come l’arsenico, che alcune persone possiedono una predisposizione genetica che garantisce loro una maggiore resistenza che può essere replicata con il mitridatismo.

Inoltre, le tossine semplici che funzionano attraverso processi chimici che bypassano il sistema immunitario in genere non possono essere affrontate.

Una piccola sovversione interessante è il cianuro, che aggira il sistema immunitario, ma può essere metabolizzato dal fegato. Alcuni enzimi convertono il cianuro in un composto molto meno tossico. Questo processo consente all’uomo di assumere piccole quantità di cianuro in alimenti come i semi di mela e sopravvivere a piccole quantità di gas cianidrico da fuochi e sigarette. Tuttavia, a differenza dell’alcol, non è possibile condizionare efficacemente il fegato contro il cianuro. Quantità relativamente elevate di cianuro sono ancora altamente letali.

Per queste ragioni, sono pochi gli usi che ha oggi il mitridatismo. Per esempio, può essere efficace sulle persone come ricercatori o operatori zoologici che lavorano con animali velenosi tipo scorpioni e serpenti. Il mitridatismo è stato testato con successo in Australia e Brasile, garantendo l’immunità ai morsi ripetuti di cobra e crotali. L’ofiologo Bill Haast ha utilizzato il mitridatismo e si dice che i maneggiatori di serpenti della Birmania si tatuino con il veleno di serpente per rendersi immuni.

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