Chi erano gli apostoli?


Gli apostoli di Gesù Cristo (dal greco απόστολος, apóstolo: ‘inviato’), sono i discepoli di Cristo, tradizionalmente ne vengono attribuiti dodici, come le tribù d’Israele. Vengono elencati nel Vangelo di Matteo.

I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello; Filippo BartolomeoTommasoMatteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e TaddeoSimone il Cananeo e Giudal’Iscariota, colui che poi lo tradì. (Matteo 10,2-4)

  • Simone detto Pietro, è colui che nella Chiesa Cattolica viene considerato il primo papa. Nasce in Galilea. Divenuto apostolo di Gesù dopo che questi lo chiamò presso il lago di Galilea, fece parte di una cerchia ristretta (insieme con Giovanni e Giacomo) dei tre che assistettero alla resurrezione della figlia di Giairo, alla trasfigurazione e all’agonia di Gesù nell’orto degli ulivi. Tentò di difendere il Maestro dall’arresto, riuscendo soltanto a ferire uno degli assalitori. Venne nominato dallo stesso Gesù capo dei dodici apostoli e promotore dunque di quel movimento che sarebbe poi divenuto la prima Chiesa cristiana. Fu il primo a battezzare un pagano, il centurione Cornelio. Entrò in disaccordo con Paolo di Tarso su alcune questioni riguardanti giudei e pagani, risolte comunque durante il primo concilio di Gerusalemme discutendo sulle tradizioni ebraiche come la circoncisione. Secondo la tradizione, continuò la sua predicazione fino a Roma dove morì, durante le persecuzioni anticristiane ordinate da Nerone. A Roma Pietro e Paolo sono venerati insieme, come colonne fondanti della Chiesa. Pietro è considerato santo da tutte le confessioni cristiane, sebbene alcune neghino il primato petrino e altre il primato papale che ne consegue; l’opinione prevalente tra gli studiosi è che l’episcopato monarchico si sia imposto a Roma solo nella seconda metà del II secolo.
  • Andrea è il fratello di Pietro, esercitava il mestiere di pescatore e la tradizione vuole che sia stato Gesù a chiamarlo ad essere suo discepolo invitandolo a diventare per lui “pescatore di uomini” (ἁλιεὺς ἀνθρώπων, halieus anthropon), tradotto anche come “pescatore di anime”. Andrea era in precedenza discepolo di Giovanni il Battista, che gli indicò Gesù come «agnello di Dio». Andrea fu il primo a riconoscere Gesù come Messia e lo fece conoscere anche al fratello. È conosciuto principalmente per la sua morte, la tradizione vuole che sia stato crocifisso su una croce Croce decussata (a forma di X), comunemente conosciuta con il nome di “Croce di Sant’Andrea”; questa venne adottata per sua personale scelta, dal momento che egli non avrebbe mai osato eguagliare il Maestro nel martirio.
  • Giacomo di Zebedeo, detto anche Giacomo il Maggiore, figlio di Zebedeo fratello di Giovanni. Fu tra i primi discepoli di Gesù, che lo seguirono dopo che Giovanni Battista lo indicò come loro Messia. Il loro incontro avvenne subito dopo il battesimo di Gesù, all’inizio dell’attività pubblica del Maestro. Fece parte della cerchia dei tre più fidati apostoli di Gesù.
  • Giovanni apostolo ed evangelista, fratello di Giacomo il Maggiore. Viene definito “il discepolo che Gesù amava” oppure “discepolo prediletto”. A lui la tradizione cristiana ha attribuito vari testi tra cui: il Vangelo secondo Giovanni, le tre Lettere di Giovanni, l’Apocalisse di Giovanni e l’Apocrifo di Giovanni.
  • Filippo, di lui non si sa molto ma viene citato nel Vangelo di Giovanni.

Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: «Seguimi». Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».” (Giovanni 1,43-46)

Alzati quindi gli occhi, Gesù vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove possiamo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare. Gli rispose Filippo: «Duecento denari di pane non sono sufficienti neppure perché ognuno possa riceverne un pezzo».” (Giovanni 6,5-7)

Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa, c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli chiesero: «Signore, vogliamo vedere Gesù». Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. (Giovanni 12,20-22)

Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». 9 Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre?” (Giovanni 14,8-9)

  • Bartolomeo, indicato anche con il nome di Natanaele. Era originario di Cana in Galilea. Secondo il Vangelo di Giovanni era amico di Filippo, fu infatti lui, a parlargli del Messia, quando gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». La risposta di Bartolomeo fu molto scettica: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?» Ma Filippo insistette: «Vieni e vedi». Bartolomeo incontrò Cristo, e quanto il Nazareno gli disse fu sufficiente a fargli cambiare idea. Gesù: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». Bartolomeo turbato gli chiese come facesse a conoscerlo e Gesù di rimando: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico». L’essere raggiunto da Cristo nei suoi pensieri più intimi, suscitò in lui un’immediata dichiarazione di fede: «Rabbi, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!» Gesù, allora, gli rispose «Perché ti ho detto che ti ho visto sotto il fico credi? Vedrai cose maggiori di questa». Nel Vangelo arabo dell’infanzia, è riportato che una donna per intercessione di Maria sdraiò il suo bambino gravemente malato nel letto di Gesù, e quel bambino, Natanaele Bartolmai, un giorno sarà San Bartolomeo.
  • Tommaso detto Didimo (Didymos, basato sull’aggettivo δίδυμος (didumos, didymos, “doppio”, “gemello”), quindi “fratello gemello”), conosciuto maggiormente per l’episodio noto come “l’incredulità di Tommaso”. Essendo l’unico dubbioso della resurrezione di Cristo, lo stesso Gesù rivolgendosi a lui gli dice:

Metti qua il tuo dito e guarda le mie mani; stendi la tua mano, e mettila nel mio costato; e non essere più incredulo ma credente!” Rispose Tommaso: “Mio Signore e mio Dio!” Gesù gli disse: “Perché mi hai veduto, hai creduto: beati coloro che non videro e tuttavia credettero! (Giovanni 20,24-29)

  • Matteo apostolo ed evangelista, chiamato anche “il pubblicano”, prima della chiamata di Gesù faceva l’esattore delle tasse e secondo la tradizione autore del Vangelo secondo Matteo.
  • Giacomo il Minore, detto anche Giacomo d’Alfeo, purtroppo su di lui abbiamo solo scarse citazioni e non è dunque possibile ricostruire alcunché della sua vicenda biografica, neppure nel periodo in cui fu un seguace di Gesù. Nel resto degli Atti e in altri scritti neotestamentari manca qualsiasi riferimento anche di una sua attività seguente alla morte del Cristo.
  • Taddeo detto anche Giuda Taddeo di lui si conosce poco. Si sà che ebbe come fratello Giacomo, da alcuni identificato come Giacomo il Minore; figlio di Maria di Cleofa, una delle Tre Marie presenti sotto la croce, e di Alfeo, che a sua volta era fratello di Giuseppe; Giuda Taddeo era dunque cugino di Gesù. Purtroppo non fu molto amato perché confuso spesso con Giuda Iscariota.
  • Simone il Cananeo detto anche Simone lo Zelota, è l’unico apostolo che può essere associato con certezza al ribellismo zelota (fondato da Giuda il Galileo) e che costituì per i romani del tempo un grave problema politico e militare. Il legame di Gesù e di tutto il suo movimento con i ribelli purtroppo non sappiamo molto, dato che nei Vangeli non vi è traccia.

  • Giuda Iscariota conosciuto come l’apostolo che ha tradito Gesù per trenta denari attraverso il gesto di un bacio.

Successivamente ne vengono aggiunti altri tre Mattia, Paolo di Tarso e Barnaba.

  • Mattia fu uno dei settanta discepoli di Gesù, nel libro degli Atti 1,15-26 si narra che, nei giorni seguenti l’ascensione, Pietro propose all’assemblea, il cui numero era di centoventi, di scegliere uno tra loro per prendere il posto del traditore Giuda Iscariota nel collegio apostolico. Furono indicati due discepoli: Giuseppe, chiamato Barnaba, e Mattia. Fu fatto il sorteggio, con il risultato in favore di Mattia, che pertanto venne associato agli undici apostoli.
  • Paolo di Tarso definito l’«apostolo dei Gentili», ovvero il principale missionario del Vangelo tra i pagani greci e romani. Paolo era un ebreo ellenizzato, che godeva della cittadinanza romana. Non conobbe direttamente Gesù, anche se suo contemporaneo. Si convertì grazie ad un evento noto come “conversione di Paolo”, diede l’inizio all’opera di evangelizzazione di Paolo. Secondo la narrazione biblica, recandosi da Gerusalemme a Damasco per organizzare la repressione dei cristiani della città, fu improvvisamente avvolto da una luce fortissima e udì la voce del Signore, che gli diceva: “Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”. Reso cieco da quella luce divina, Paolo vagò per tre giorni a Damasco, dove fu poi guarito dal capo della piccola comunità cristiana di quella città, Anania. La sua predicazione lo spinse a scontrarsi con alcuni cristiani di origine ebraica, che volevano imporre ai pagani convertiti l’osservanza della legge mosaica, in primis la circoncisione. Fu imprigionato dagli ebrei a Gerusalemme con l’accusa di turbare l’ordine pubblico. Appellatosi al giudizio dell’imperatore (Come era suo diritto, in quanto cittadino romano) Paolo fu condotto a Roma, dove fu costretto per alcuni anni agli arresti domiciliari, riuscendo però a continuare la sua predicazione. Morì vittima della persecuzione di Nerone. L’influenza storica di Paolo nell’elaborazione della teologia cristiana è stata enorme, mentre i Vangeli si occupano prevalentemente di narrare le parole e le opere di Gesù, le lettere paoline definiscono i fondamenti della dottrina, ripresi dai più eminenti pensatori cristiani anche nei due millenni successivi.
  • Barnaba, nato come Giuseppe di Cipro, è stato un apostolo, tradizionalmente considerato il primo vescovo di Milano. Secondo gli Atti degli Apostoli si convertì al Cristianesimo poco dopo l’episodio della Pentecoste. Dopo il battesimo fu rinominato Barnaba, che significa “figlio della consolazione” o “figlio dell’esortazione”. Membro autorevole della prima comunità cristiana, fu lui a fare da garante a Saulo di Tarso, ex-persecutore dei cristiani, che verrà poi chiamato Paolo. Barnaba vi fu inviato ad evangelizzare insieme a Paolo, divenendo uno dei capi della comunità. Visto il successo che riscossero tra i Gentili, partirono per evangelizzare altri popoli, accompagnati da Marco evangelista, cugino di Barnaba. Paolo e Barnaba si ritrovarono a Gerusalemme per la disputa sulla circoncisione dei pagani convertiti: il “concilio degli apostoli” diede loro ragione sulla non necessità dell’osservanza della legge mosaica per i neo-convertiti. Successivamente i due apostoli si separarono, a causa di una discussione tra Paolo e Marco. Paolo partì per l’Asia e Barnaba portò con se Marco a Cipro. Da lì iniziò il suo viaggio che lo portò fino in Italia.

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