Neuroteologia: La risposta neurologica alla fede


Aldous Huxley usò per la prima volta il termine “neuroteologia” nel romanzo utopico L’Isola, tale branca è detta anche neuroscienza spirituale ed è lo studio della correlazione tra il fenomeno della percezione soggettiva di spiritualità e la funzionalità biochimica del cervello umano.

I promotori della neuroteologia sostengono che ci sia una motivazione neurologica ed evoluzionistica alla base delle esperienze generalmente considerate come “spirituali” o “religiose”, come estasi, stati di coscienza alterati o allucinazioni visive e auditive, e che tali esperienze possano essere spiegate attraverso l’analisi neurologica.

Sotto l’etichetta della neuroteologia si possono comprendere anche studi come quelli del medico neurologo James H. Austin, che analizzano gli effetti della meditazione zen sul funzionamento del cervello e in particolare della coscienza, ed esplorano le componenti neurologiche della dimensione spirituale nell’uomo. Austin pubblicò i risultati dei suoi studi nel libro Lo Zen e il Cervello pubblicato nel 1998, che costituisce il fondamento di una nuova scienza, la “Neurobiologia della spiritualità e della religione”.

In anni recenti le neuroscienze cognitive, studiano le attività̀ cognitive grazie alle tecnologie d’indagine dell’attività̀ neurologica (PET, Positron Emission Tomography; fMRI, functional Magnetic Resonance Imaging), hanno guadagnato terreno rispetto alle scienze cognitive classiche. Da tali studi si evince che il comportamento religioso è stato collegato all’asse vetromediale della corteccia prefrontale e ad i meccanismi di controllo dopaminergici. L’attivazione lieve di tali aree può evocare una percezione percettiva del soprannaturale e l’attivazione estrema invece può portare a delusioni caratteristiche della psicopatia. Lo stress può causare l’esaurimento della serotonina.

Quando tali aree sono soggette a disfunzioni si può incappare in fenomeni come allucinazioni o stati di coscienza alterati.

Epilessia del lobo temporale

L’epilessia del lobo temporale è diventato un campo di studio popolare a causa della sua correlazione con l’esperienza religiosa. Le esperienze religiose e l’iperreligiosità sono spesso usate per caratterizzare chi ha l’epilessia del lobo temporale. Si pensa per esempio che causa delle allucinazioni visive ed auditive di Giovanna d’Arco, siano causate dalla stessa epilessia del lobo temporale.

Le esperienze religiose visionarie e le cadute momentanee di coscienza possono indicare una diagnosi della Sindrome di Geschwind. Più in generale, i sintomi sono coerenti con le caratteristiche dell’epilessia del lobo temporale, una caratteristica appunto non comune nelle icone religiose e nei mistici. Sembra che questo non sia esclusivo di tale malattia, ma può manifestarsi in presenza di altre variabili epilettiche e così come, disturbo ossessivo-compulsivo e schizofrenia e condizioni caratterizzate da disfunzione ventromediale dopaminergica.

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